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19 gennaio 2017

Il canonico don Martino Santoni è morto all’età di 86 anni

Umilmente ha applicato il Concilio

È morto domenica 8 gennaio 2017, all’età di 86 anni il canonico don Martino Santoni. Nato a San Marcello il 5 marzo 1930 era nipote dell’eminente figura di Mons. Alfredo Santoni, morto nel 1986, seguendo le cui orme fece ingresso in Seminario nel 1941 all’età di 11 anni. Terminato il percorso formativo presso il Seminario di Jesi e poi di Fano, il 26 luglio 1953 venne consacrato presbitero, nella Cattedrale di Jesi, dal Vescovo Giovanni Battista Pardini.

Fu vicario parrocchiale a Montecarotto dal 1953 al 1956, per passare poi alla cura della parrocchia di Sacro Cuore di Coppetella fino al 1967 quando fu nominato parroco della nascente parrocchia Regina della Pace, che sotto la sua guida mosse i primi passi e venne realizzata nella forma in cui sostanzialmente la conosciamo oggi, e presso la quale fu parroco fino al 2009 abitandovi fino a oggi. Nello stesso anno fu insignito del titolo di Canonico del Capitolo della Cattedrale di Jesi, iniziando contestualmente a offrire il suo aiuto presso la parrocchia di San Giuseppe - Santa Lucia - Coppetella.

Don Martino è stato un prete profondamente segnato dall’eredità spirituale dello zio Mons. Alfredo Santoni che gli funse da mentore e padre spirituale, e col quale condivise lo stesso tetto insieme alla madre. Persona all’apparenza molto timida e riservata, dalla battuta a volte cinica e tagliente, sapeva far scoprire le sue doti più umane e spirituali quando infranta la barriera del ruolo e della funzione, in particolare trovandosi fuori dall’ambito parrocchiale, come in occasione di gite, campi scuola o vacanze con le famiglie, sapeva mostrare il suo volto più amichevole e fraterno quasi trasformandosi in un’altra persona. Don Martino è stato un grande appassionato di liturgia, era un profondo conoscitore delle tematiche teologiche legate alla riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II, del cui riflesso aveva vissuto integralmente l’esperienza come giovane prete. Tale passione liturgica trova una valida testimonianza nella cura messa nella realizzazione e nel completamento della chiesa della “Regina della pace”, nella scelta della disposizione architettonica, nella scelta dei materiali e nel riguardo avuto anche per i minimi dettagli, dall’altare, all’organo, alle vetrate, alle campane, ma anche, e soprattutto nell’esemplarità dello stile delle celebrazioni nella sua parrocchia.

Grande appassionato di musica sacra e di canto gregoriano, il riflesso di tale dedizione era facilmente riscontrabile nella qualità musicale dell’accompagnamento delle sue celebrazioni tanto nell’eredità della Corale “Regina della Pace” che ha vissuto gli anni del suo splendore sotto la guida di uno dei “suoi” giovani: Giancarlo Aquilanti, quanto nel servizio liturgico ordinario del coro Alma Regina. Tra il clero jesino è probabilmente colui che silenziosamente e umilmente ha applicato nel modo più autentico lo spirito della Sacrosanctum Concilium: senza fronzoli, senza didascalismi eccessivi, senza sbavature o cadute di stile, mantenendo sempre in un fruttuoso dialogo modernità e tradizione, partecipazione attiva e senso del sacro. Nella sua visione la liturgia e la formazione liturgica erano il cuore pulsante della vita parrocchiale.

Va dato credito a don Martino, nei primissimi anni dell’ “immigrazione” dall’est Europa, soprattutto di “signore e signorine” (così suonavano i suoi manifesti) in cerca di occupazione come colf e badanti, di aver posto l’accento sulla necessità di una cura pastorale più premurosa e attenta nei loro riguardi, avendo lui stesso per primo vissuto tale presenza in prima persona nella propria casa. Recatosi più volte in Polonia in occasione delle vacanze estive, era rimasto ammirato dalla fede e dalla devozione di un popolo che ai suoi occhi viveva in modo profondo e autentico la fede cattolica, e si crucciava del fatto che a contatto con una religiosità spenta e in declino come quella italiana tale ricchezza potesse andare dilapidata. Ha personalmente fatto sì che per anni fossero mensilmente celebrate messe in polacco e che ci fossero appositi momenti ricreativi, di incontro e di svago.

Nonostante le spigolosità di carattere e le occasionali incomprensioni va dato credito a don Martino di essere sempre stato un parroco attento e premuroso nei confronti della sua comunità e delle persone, e che in molti ricordano con affetto e nostalgia, un prete che ha vissuto in senso sponsale il proprio legame con la parrocchia, in un rapporto carico certamente di amore e come è ovvio anche di istanti di gelosia, e forse proprio per questo una figura paterna e premurosa che in tantissimi ricorderemo con benevolenza.

don Cristiano Marasca

Articolo pubblicato sul settimanale diocesano Voce della Vallesina n. 1 del 15 gennaio 2017