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19 dicembre 2017

Il messaggio di Natale
del vescovo Gerardo

Voglio lodare e ringraziare il Signore, perché ci concede di vivere ancora una volta questa festa di Natale, una festa così ricca di gioia e di speranza. Sì, sono questi i doni che il Signore ci vuole fare e per questo andiamo a Betlemme e contempliamo quella meraviglia che si presenta ai nostri occhi: vediamo Maria, Giuseppe e il Bambino! Che pensare? In quella grotta è racchiuso tutto l’amore di Dio. È così: possiamo vedere tutto l’amore di Dio fatto carne. Il Verbo ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Dio si è fatto vicino; l’Emmanuele, il Dio che nella sua misericordia ha scelto di entrare nella storia degli uomini, è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14).

In questo Natale, a noi che ci affacciamo alla grotta, Gesù pone una domanda: «Voi chi dite che io sia?» (Mc 8,29). Di fronte a Gesù bisogna scegliere, bisogna lasciarsi coinvolgere, bisogna prendere sul serio la sua parola. L’Evangelista Giovanni aggiunge: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). Figli amati! Tutto questo vuol dire che Dio è sempre attento al grido dei suoi figli: vuol dire che nulla sfugge alla sua attenzione e alla sua premura. Gesù, venuto in mezzo a noi, venuto nell’umiltà, nella mitezza, nella fragilità, si è caricato della sofferenza umana e si è fatto solidale con l’uomo: qui sta il motivo della speranza, l’esigenza e l’urgenza di un ritorno a lui. Spesso ci si dimentica del Signore, spesso la gioia è posta nelle cose, senza accorgersi che alla fine tutto può deludere, ogni sicurezza rischia di venire meno. Il Signore che si fa solidale con l’uomo, chiede di essere accolto come il fondamento della nostra gioia.

Il Signore, che vogliamo riconoscere e accogliere, chiede di fare anche delle scelte. E il Natale rimanda necessariamente alla scelta della sobrietà e dalla solidarietà perché gli occhi non siano offuscati e il cuore non sia appesantito e perché impariamo a vivere la misericordia, caratteristica del Signore che viene.

La gioia e la speranza che porta il Signore, non può farci chiudere gli occhi di fronte a due fatti gravi, due problemi che viviamo. Il primo: è la pace messa continuamente a repentaglio, si è ritornati a parlare di guerra nucleare; vediamo come la terra di Gesù sia così nella sofferenza. Per non parlare di tante altre situazioni. Il secondo: l’approvazione della legge sul fine-vita. Le “disposizioni anticipate di trattamento” di fatto diventano una norma che impongono al medico le disposizioni del paziente, ignorando scienza e coscienza del medico stesso e negandogli l’obiezione di coscienza, di fronte a un aberrante principio che della vita si può fare quello che si vuole. Questa legge che non vieta esplicitamente l’eutanasia, di fatto legalizza l’eutanasia omissiva allorché permette che possano essere sospese nutrizione e idratazione, come se dare nutrimento fosse un accanimento terapeutico.

È triste che il Natale, festa della vita, sia accompagnato da questi fatti, cioè da un disprezzo della vita che viene dalla minaccia di guerre e dall’approvazione di una legge che ha commosso chi dell’aborto si è fatto paladino.

Carissimi, abbiamo ancora motivi in più per la preghiera e per affidare questo nostro mondo e questa nostra amata nazione a Maria Santissima. Certi dell’amore del Signore che mai ci abbandona, pertanto, con forza diciamocelo Buon Natale! Sempre pieni di gioia e, nonostante tutto, ricchi di speranza.

+ Gerardo Rocconi, Vescovo

 

Nella foto uno scorcio del presepio allestito dalla Confraternita dei Mastri Presepai nella chiesa di San Savino a Jesi e aperto dal 24 dicembre al 6 gennaio nei giorni festivi dalle 15 alle 20 e nei giorni feriali dalle 17 alle 20